Scaramuzza, Vincenzo Francesco

Vincenzo Francesco Scaramuzza [Crotone, 19 giugno 1885 – Buenos Aires, 24 marzo 1968]

Conosciuto, dopo il trasferimento in Argentina, col nome di Vicente, era figlio d’arte, dal momento che il padre, Francesco, era attivo a Crotone come insegnante di pianoforte e di musica in genere e la madre Carolina Macrì, era sorella del sacerdote Giosuè Macrì, di Limbadi, che ha svolto attività musicale presso il seminario della diocesi di Tropea e poi ha diretto per anni un Liceo musicale a Buenos Aires. Anche le quattro sorelle e i due fratelli di Vincenzo furono educati alla musica.
Dopo aver rivelato precocemente le sue qualità musicali e pianistiche, “Vincenzino” fu guidato dal padre, a partire dal 1892, in una serie di esibizioni a Crotone e in altre località della Calabria suscitando l’ammirazione degli ascoltatori. All’età di 12 anni, nel 1897, superò l’esame di ammissione al Conservatorio di Napoli e qualche anno dopo, 1901, conseguì anche una borsa di studio con posto gratuito nel convitto, cosa che alleggerì in certa misura gli sforzi economici della famiglia.
Per il pianoforte fu allievo di Florestano Rossomandi, uno dei principali allievi di Beniamino Cesi, formatosi a sua volta alla scuola di Thalberg. Cesi all’epoca teneva a San Pietro a Maiella le lezioni di Musica da camera che Scaramuzza frequentò. Fu in proficuo contatto anche con un altro prestigioso allievo di Cesi, Giuseppe Martucci, che per un periodo diresse il conservatorio di Napoli. Martucci ebbe modo di affermare in merito al giovane Scaramuzza: «Appena siede al pianoforte rivela meraviglie destando le sensazioni di chi l’ascolta. Ha un gioco genialissimo, che fa dell’istrumento un’orchestra di voci lamentose o giubilanti».
Scaramuzza già durante gli ultimi anni di studio si esibì in concerto più volte in varie sale di Napoli riscuotendo grande apprezzamento. Dopo il diploma conseguito a pieni voti nel 1905, svolse una lunga e fortunata tournée nelle principali città italiane toccando Roma, Bologna, Firenze, Milano, Venezia, Parma, Genova, Catania, Palermo eseguendo musiche di Bach, Beethoven, Chopin, Liszt, Schumann, Schubert, Brahms, Martucci, Sgambati. 
Nel dicembre del 1906 sostenne presso la Regia Accademia di S. Cecilia in Roma gli esami per il concorso a cattedra di professore di pianoforte nei conservatori. La commissione era presieduta da Giovanni Sgambati. Su ventitre concorrenti (tra i quali figuravano nomi quali Napoleone e Sigismondo Cesi, Ernesto Marciano, Luigi Finizio) solo due risultarono vincitori: Vincenzo Scaramuzza e Attilio Brugnoli, entrambi allievi di Rossomandi. Brugnoli lo precedette però in graduatoria per i titoli, avendo egli vinto l’anno prima a Parigi il premio «Rubinstein» di composizione ed essendo inoltre più grande di età. Di conseguenza Brugnoli ottenne la cattedra di pianoforte nel conservatorio di Parma, mentre Scaramuzza fu assegnato alla cattedra di pianoforte complementare presso il conservatorio di Napoli con decorrenza 1 febbraio 1907. 
Probabilmente la delusione di dover insegnare una materia complementare, unita all’attrazione che il nuovo mondo esercitava in quel periodo su molti europei, determinarono, poco più di un mese dopo la presa di servizio, l’improvviso abbandonò dell’incarico al conservatorio e la partenza per Buenos Aires dove inizialmente si legò con un contratto di insegnamento a una filiale del conservatorio di S. Cecilia. Nel contempo svolse un’attività concertistica di grande rilievo in America del Sud e del Nord facendosi apprezzare dal pubblico per le sue eccezionali qualità pianistiche e musicali. Dopo l’ultima tournée europea del 1923, nel corso della quale si esibì in importanti sale quali la Staatsoper di Berlino con un programma dedicato interamente a Beethoven, decise di ritirarsi dall’attività concertistica per dedicarsi per intero alla didattica. A questa scelta probabilmente contribuì la sopraggiunta difficoltà di sostenere dal punto di vista nervoso le continue esibizioni pubbliche. 
Dopo aver insegnato per quattro anni presso la filiale del conservatorio di S. Cecilia, nel 1912 fondò un conservatorio che portava il suo stesso nome, cosa frequente in quel periodo in Argentina visti i precedenti di Alberto Williams che aveva fondato nel 1893 il conservatorio “Williams” con oltre cento sedi in tutta la nazione, di Elmerico Fracassi che fondò l’omonimo conservatorio nel 1900 e di Alfonso Thibaud ed Edmundo Piazzini che nel 1905 fondarono il conservatorio “Thibaud-Piazzini”.
La sua scuola pianistica diventò gradualmente una delle più apprezzate anche oltre i confini del Sud America. A un insegnamento impregnato di rigore, che emanava già dalla sua rigida personalità, si accoppiavano una grande sensibilità, la capacità di adattamento alle caratteristiche dei singoli allievi e una dettagliata conoscenza dei problemi anatomici, tecnici ed espressivi dell’esecuzione pianistica. Quest’ultimo tratto è da collegare alla sua discendenza didattica da Florestano Rossomandi che, nell’ambito della Scuola pianistica napoletana, sviluppò, assieme ad Attilio Brugnoli, autore del celebre trattato Dinamica pianistica, una ricerca approfondita dei mezzi atti a rendere più agevole l’approccio allo studio del pianoforte e il processo di miglioramento tecnico e interpretativo. Scaramuzza non lasciò scritti che consentano di ricostruire in dettaglio il suo metodo di insegnamento. Per tale scopo si può fare riferimento alle testimonianze dei suoi numerosi allievi che assunsero ruoli di rilievo in campo pianistico: Martha Argerich, Bruno Leonardo Gelber, Fausto Zadra, Enrique Barenboim, Francesco Amicarelli. A ciò si aggiunge un trattato di una sua allieva, Maria Rosa Oubiña de Castro, intitolato Enseñanzas de un gran maestro: Vicente Scaramuzza(Ossorio, Olazàbal, Buenos Aires 1973) nel quale si tenta di ricostruire le basi tecniche, anatomiche e psicologiche del suo insegnamento. Più di recente un allievo della De Castro, Sebastiàn Colombo, ha pubblicato sull’argomento un volume dal titolo VicenteScaramuzza: la vigencia de una escuela pianistica (Circulo Rojo Editorial, Roquetas de Mar, Almerìa, Spagna, 2015).
Ecco quanto afferma la pianista Martha Argerich in merito alla sua esperienza di studio con Scaramuzza: «Tutti gli allievi temevano il Maestro a tal punto che alcuni mi cedevano il turno. Ricordo che ogni nota veniva studiata singolarmente in tutti i suoi particolari per avere il suono che egli pretendeva da ciascuno di noi, secondo la personalità dell’allievo. Le annotazioni erano tantissime, assegnava ad ogni frase musicale una lettera dell’alfabeto, a sua volta ogni lettera era costituita anche da cento numeri, nei quali il Maestro annotava i movimenti anatomici della mano e del braccio, i segreti dell’esecuzione e del tocco perfetto, dell’agogica e della dinamica. Io, anche se piccola, avevo un carattere forte a tal punto che non piansi mai davanti a lui. Tutti gli allievi per un breve periodo, prima di arrivare a lui, dovevano prendere delle lezioni o dalla moglie Sara, o dalla sorella Antonietta o dalla figlia Cochita».
Scaramuzza continuò a dare lezioni fino a poco prima della morte che lo colse nella sua casa di Avenida Rivadavia a Buenos Aires il 24 marzo del 1968. Fu attivo anche come compositore. Nel 1912 al teatro Odeon di Buenos Aires furono eseguiti alcuni frammenti di una sua opera dal titolo La bella addormentata nel bosco. Nel 1916 furono presentati al pubblico un suo Minuetto per orchestra e alcune liriche, poi pubblicate in una raccolta dal titolo «La migliore musica del mondo». Di ispirazione wagneriana è invece la scena Apariciòn del Espectro, tratta dall’«Amleto» di Shakespeare, rappresentata al teatro Colòn. Due sue mazurke per pianoforte sono state eseguite a Crotone nel giugno 2019 in occasione delle «Giornate internazionali di studi in onore di Vincenzo Scaramuzza». (Massimo Distilo) ©ICSAIC

Nota bibliografica

  • Maria Rosa Oubiña de Castro, Enseñanzas de un gran maestro: Vicente Scaramuzza, Ossorio, Olazàbal, Buenos Aires 1973;
  • Vincenzo Vitale, Il pianoforte a Napoli nell’Ottocento, Bibliopolis, Napoli 1983;
  • Antonio Lavoratore, L’arte pianistica di Vincenzo Scaramuzza, Ismez, Roma 1990;
  • Pamela Panzica, Vincenzo Scaramuzza: il maestro dei grandi pianisti, Casa musicale Eco, Monza 2012;
  • Sebastiàn Colombo, Vicente Scaramuzza: la vigencia de una escuela pianistica,Circulo Rojo Editorial, Roquetas de Mar, Almerìa (Spagna) 2015;
  • Massimo Distilo, Sigismund Thalberg: primordi e sviluppi della Scuola pianistica napoletana, Booksprint, Salerno 2016.
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