Scarselli, Ida

Ida Scarselli [Certaldo (Firenze), 17 luglio 1897 – Niteròi (Brasile), 22 ottobre 1989]

Nasce da Eusebio, anarchico, e Maria Mancini. Come ricorda Katia Massara «la sua era una famiglia di sovversivi: i fratelli Egisto (condannato nel 1925 a venti anni di reclusione in quanto responsabile di violenza e resistenza all’Arma, omicidio volontario e porto abusivo di rivoltella), Tito e Oscar (quest’ultimo condannato per omicidio, evaso dal carcere di Volterra e fuoruscito in Unione Sovietica) e la sorella Ines (arrestata nel 1929 per propaganda sovversiva e poi denunciata al Tribunale speciale) erano anarchici militanti». Gli Scarselli, infatti, erano infatti accusati di far parte della «banda dello zoppo», nota per le azioni criminose compiute in Toscana.
Viene arrestata a soli 24 anni assieme ai fratelli dopo i fatti di Certaldo del 28 febbraio 1921 e tenuta in carcere per un anno. Assolta per insufficienza di prove al processo del 1925, si stabilisce a Roma, insieme al suo compagno, l’anarchico paolano Giacomo Bottino, di professione stuccatore. Nel 1924 perse il primo figlio, Germinal, deceduto prematuramente. Nuovamente imprigionata al principio del 1927 per aver raccolto fondi in favore dei detenuti politici, viene condannata dal Tribunale speciale, il 23 luglio 1927, a 2 anni e 6 mesi di carcere, a 3 anni di vigilanza e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, insieme al compagno, a Giulio Montanari e a Elisa Veracini. Il 5 dicembre 1927 subisce la schedatura. Il “cenno” recita che riscuote «cattiva fama nell’opinione pubblica per la sua pessima condotta sotto ogni riguardo. Di carattere violento… Non nasconde le sue idee anarchiche. Ha in odio il fascismo e le autorità costituite», ha fatto parte della «banda dello Zoppo» ed «è da ritenersi elemento pericoloso per l’ordine nazionale». 
Di «statura leggermente alta, di corporatura media, – scrisse ancora il prefetto Giuseppe Regard – ha capelli castani lunghi, viso tondo e grande, fronte larga, naso diritto, spalle leggermente larghe, andatura svelta ed espressione fisionomica simpatica». In carcere, dove ha con sé la figlia Scintilla (dalla unione con Bottino nasceranno altri due figli Germinal e Spartaco), nata da poco, incontra la prof. Tina Pizzardo, ancora comunista, che la ricorderà così nelle sue memorie: «Era molto in pena per il [fratello] più giovane, finito in Sardegna senza speranza di fuga. Fuga che dal penitenziario di Volterra agli altri due era riuscita». Rilasciata nell’estate 1929, a pena interamente espiata, viene assegnata al confino per cinque anni il 30 settembre successivo, lo stesso giorno in cui dalla Questura della capitale si ripete che «è elemento pericolosissimo in linea politica, appartiene a famiglia i cui componenti professano tutti idee sovversive avanzate ed è sorella dei noti temibilissimi anarchici fuorusciti Tito ed Oscar Scarselli, capeggiatori della banda dello “Zoppo”, evasi anni or sono dalle carceri di Volterra».
In contatto, tramite i comunisti francesi, con i fratelli Tito e Oscar, rifugiati in Russia, ancora a Roma il 29 ottobre 1929, si prodiga per incoraggiare il fratello Egisto, che sta scontando una pena di 20 anni di reclusione nel carcere di Alessandria: «Coraggio, Egisto caro, tutto passa, la vita è una continua lotta, a disperarsi non si ottiene niente, anzi ci si rimette tanto di salute, speriamo sempre bene, la speranza non ci abbandona mai. Non prenderti pensieri per me, io saprò adattarmi senza sacrificio perché penso: sarebbe una vergogna lamentarmi io, pensando alla tua situazione che, poverino, ti sei fatto già molti anni proprio ingiusti, chi sa quanti dolori e tribolazioni ti son costati! E ancora non sei al termine, perché dovrei disperarmi per questa seconda pena inflittami, che di fronte a te, la mia sorte sarebbe una villeggiatura?».
Confinata a Lipari, Ida presenta ricorso contro la misura di polizia, ma l’appello viene respinto. Trasferita a Ponza, dove arriva il 4 agosto 1930, vi rimane fino al 16 marzo 1932, quando viene rimessa in libertà e può partire alla volta di Paola (Cosenza), dove si riunisce a Giacomo Bottino con il quale si era sposata al confino di Ponza. Il marito chiede il passaporto per sé, la moglie e la figlia, per raggiungere un fratello in Brasile, ma la richiesta viene respinta.
Nel 1933 le autorità riferiscono che vive a Paola in libertà vigilata assieme alla figlia Scintilla – di sette anni – e al marito. A seguito di una accesa discussione con il podestà del luogo, per motivi politici, e di lavoro, pochi mesi prima che nascesse il figlio Germinal, Bottino fu arrestato: trenta giorni. Nel 1934 la famiglia Bottino – assieme al fratello della Scarselli, Egisto, che dopo la scarcerazione aveva ottenuto il permesso di stabilirsi in Calabria – si trasferisce a Cosenza.
Iscritta fra gli antifascisti da arrestare in determinate circostanze e sottoposta a libertà vigilata per 3 anni, nel 1934 è considerata «avversaria irriducibile» del regime fascista e nel 1937 è sorvegliata rigorosamente perché «serba immutati i suoi principi anarchici». Nel 1938 è «ritenuta pericolosa in linea politica perché professa apertamente» le sue idee politiche e nel 1939 viene fermata e torna in prigione insieme al marito due giorni prima della visita di Mussolini a Cosenza (vennero rilasciati nei giorni immediatamente successivi. In questo lasso di tempo, nessuno dei persecutori si preoccupò che i figli Germinal, Spartaco e Scintilla sarebbero rimasti a casa da soli) e il suo nome è incluso tra coloro da assegnare al confino nell’eventualità di una guerra. Tre anni dopo è ancora «vigilata attentamente». 
Sebbene ben inserita con la famiglia a Cosenza (la figlia Scintilla parla al congressi degli anarchici del 1946 e il padre Eusebio fa parte del Cln locale), dopo la liberazione, nel gennaio 1947, si trasferisce con la famiglia in Brasile, dove Giacomo Bottino era stato in gioventù. Giacomo, perseguitato dalla polizia anche in Sud America, viene ucciso, da un rissoso confinante nel corso di una banale lite. I figli Scintilla, Germinal e Spartaco diventano rispettivamente maestra, architetto e medico anestesista. 
Ritornata nuovamente in Italia, ospite della sorella Ines a Roma, nel 1973 avanza domanda al governo italiano affinché le vengano riconosciuti i benefici di legge previsti per i perseguitati politici antifascisti e razziali e i loro familiari superstiti.
Nel 1975, accogliendo l’istanza, il governo, riconosce i suoi diritti e le concede un assegno vitalizio di benemerenza e uno di reversibilità del marito.
Tornata in Brasile, la ragazza delle barricate di Certaldo, del confino a Lipari e Ponza, della resistenza cosentina, muore a Niteròi, località vicino a Rio de Janeiro, all’età di 92 anni. (da una scheda di Angelo Pagliaro) © ICSAIC 2021 – 03 

Nota bibliografica

  • Katia Massara, L’emigrazione sovversiva. Storie di anarchici calabresi all’estero, Le Nuvole, Cosenza 2002, p. 16;
  • Lelio Lagorio, Ribelli e briganti nella Toscana del Novecento. La rivolta dei fratelli Scarselli e la banda dello Zoppo in Valdelsa e nel Volterrano, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2002;
  • Angelo Pagliaro, Giacomo Bottino e Ida Scarselli: note su una storia calabro-toscana d’amore e d’ anarchia «Rivista storica dell’anarchismo», 11, 1, 2004, pp. 67-70;
  • Storia d’amore e d’anarchia della certaldese Scarselli, «Il Tirreno», 4 gennaio 2005
  • Angelo Pagliaro, Ritratto di due anarchici in Calabria: Giacomo Bottino e Ida Scarselli, «Rivista calabrese di storia del ‘900», 2006-2007, pp. 99-103;
  • Katia Massara, Donne contro il Duce. Le calabresi e la lotta antifascista, «Rivista storica calabrese», n.s. XXVIII, 1-2, 2007;
  • Katia Massara, Fascisti e antifascisti cosentini nelle fonti di polizia,  in Giuseppe Masi (a cura di), Tra Calabria e Mezzogiorno. Studi storici in memoria di Tobia Cornacchioli, Pellegrini, Cosenza 2007, p. 324.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, b. 4676, f. 13116.
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