Scura, Pasquale

Pasquale Scura [Vaccarizzo Albanese (Cosenza), 24 aprile 1791 – Napoli, 12 gennaio 1868]

Agli avvenimenti storici per l’unificazione d’Italia, molti nostri conterranei ebbero a partecipare in maniera veramente decisiva. Fra essi Pasquale Scura nato, primo di sette fratelli, da Agostino, piccolo proprietario terriero e da Rosa Ferraiolo di Santa Sofia d’Epiro che apparteneva a una famiglia antiborbonica e filo francese. Dopo aver seguito i corsi del collegio italo albanese di San Demetrio Corone e un corso di medicina a Castrovillari, intraprese la carriera giudiziaria seguendo il conterraneo Salvatore Marini, arbereshë come lui e allora presidente della Gran Corte di Monteleone, che lo nominò vice cancelliere. La sua ascesa fu rapida perché rivelò da principio tutti i requisiti per poter essere un ottimo magistrato: intelligenza vivissima e pronta, carattere fermo e inflessibile, coscienza retta e serena.
Nel 1817 venne nominato cancelliere presso la Corte Criminale della Calabria Ulteriore, esercitando tale mansione anche presso la Corte di Cassazione di Napoli. Nel 1823 fu nominato Giudice Istruttore a Taranto e, dopo essere stato come giudice della Gran Corte Criminale di Catanzaro, Bari, Lecce e Cosenza, nel 1840, per meriti acquisiti, fu promosso Procuratore Generale presso la Gran Corte di Potenza.
Nel 1829, a Lecce, sposò la diciassettenne Maria Concetta Miele, figlia di un proprietario terriero, dalla quale ebbe sette figli, tre maschi e quattro femmine.
Le sue idee tutt’altro che ortodosse, spesse volte espresse senza reticenze, inducevano però il governo borbonico a vigilare  l’altro magistrato, il quale, d’altro canto, nell’esplicare le sue funzioni, non si faceva vincere e trascinare dalla passione politica.
Ma un avvenimento gravissimo che in quel tempo scatenò discussioni, polemiche, critiche e commenti in tutta Europa, pose Pasquale Scura di fronte ad una tremenda alternativa fra l’opportunità di assecondare il governo borbonico e il suo dovere di uomo e di magistrato.
Ecco di che si trattava. Il 4 luglio 1848 il deputato Costabile Carducci, notissimo liberale, veniva ucciso in Basilicata ad opera del prete Peluso un borbonico sfegatato, benvisto e protetto dalla corte di Napoli. Dalle prime indagini ordinate e dirette dallo Scura, emerse chiara e precisa la responsabilità del Peluso contro il quale, pertanto, il procuratore generale spedì mandato di cattura. La qualcosa, non solo spiacque ma impressionò Ferdinando 2. il quale, ben conoscendo il carattere dello Scura e prevedendo gli ulteriori sviluppi dell’istruttoria fino a coinvolgere la sua persona, si affrettò a firmare un decreto con il quale l’eminente magistrato veniva posto «in attenzione di altro destino». E qualche tempo dopo quasi che il primo provvedimento fosse mite, si ordì contro lo Scura un procedimento penale per delitti di Stato per cui il 13 ottobre 1848 si dispose il suo arresto.
Riuscito a sottrarsi alla gendarmeria borbonica, egli riparò prima a Napoli presso un prete suo amico e poi, indossata una sottana del suo protettore, poté imbarcarsi indisturbato su di un veliero francese diretto a Genova, ove rimase a lungo tempo per poi trasferirsi a Torino. Quivi lo Scura visse tra inenarrabili privazioni mentre, per guadagnare qualche cosa, faceva il correttore di stampe. Ma in nessun momento la sua fede vacillò, né mai volle piegarsi alle sollecitazioni dei parenti e di qualche amico per indurlo a sottomettersi al Borbone. Questa sua irremovibile ostilità inaspriva vieppiù la corte di Ferdinando Secondo del quale, a questo proposito, il De Cesare racconta il seguente episodio:
In occasione di esercitazioni militari di vasta portata, nel 1852, Ferdinando due vi si recò in Calabria. Ne approfittò la moglie di Scura – donna Maria Concetta Miele – per implorare la grazia sovrana in favore di suo marito. Dopo averlo inutilmente atteso in vari paesi della Calabria, finalmente la dolorante signora poteva essere ammessa al cospetto del re durante una breve sosta in Donnici. Senonché Ferdinando II udendo il nome di Scura, rivolgendosi a lei in gergo napolitano: «Signò – le disse –  pel vostro signor marito non aggio che ncè fa. Isso s’è permesso a vilè mannà ‘ngalera a chi difenneva a mmè! Firmava carte sempre isso, vostro marito, e sempre contro ammè! Se tenite altri comandi a darme…». E così dicendo si allontanò.
Il processo contro lo Scura, dopo la lunga per quanto vana istruttoria, finiva con la sua piena assoluzione e così egli tornò dall’esilio: il 18 marzo del 1857 sbarcò a Napoli dal piroscafo Amalfi e lo stesso giorno venne posto a domicilio coatto in Calabria, con l’obbligo di non allontanarsi da Vaccarizzo. Intanto Francesco II succeduto a Ferdinando, accordava la famosa costituzione e così Pasquale Scura poteva essere reintegrato nel posto di Procuratore Generale e destinato a Campobasso.
Gli avvenimenti storici frattanto incalzavano rapidamente: Garibaldi avanza trionfalmente ed è già a Caserta da dove virtualmente, comanda il Regno di Napoli. Il 27 settembre 1860 Pasquale Scura viene nominato dal Dittatore Ministro di Grazia e Giustizia in quel governo di cui è capo Raffaele Conforti e del quale fa parte come ministro per l’istruzione Francesco de Santis. Nella sua qualità di Guardasigilli il nostro Scura è incaricato di redigere la formula del plebiscito; ed egli, equilibrato e sereno, sa redigerla in termini tali da superare ogni dissenso già manifestatosi in seno ai fautori di esso: «L’Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale». Poi, pago soltanto del dovere compiuto e lieto di aver visto realizzati i suoi ideali politici, rifiuta onori e posti remunerativi e vuol tornare al suo scanno di magistrato presso la Cassazione di Napoli. E quivi, il 12 gennaio del 1868, durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, viene colpito da malore e, trasportato in casa, muore. Aveva 75 anni.
L’ex ministro Scura non lasciava agli eredi che la sua onorata toga di magistrato e la croce di Cavaliere. Ma di fronte alla modestia del patrimonio materiale egli lasciava loro un patrimonio morale di inestimabile valore. A riconoscimento dei suoi alti meriti il Comune di Napoli, in occasione delle celebrazioni del cinquantenario del Plebiscito, faceva murare una lapide sulla facciata della casa in via Sette Dolori n. 26, ove lo Scura visse, e il paese natio sospetto sospinto da legittimo orgoglio, nel 1911 onorava degnamente il suo illustre figlio, a ponendo un artistica lapide in marmo sul frontone del municipio, recante una bella epigrafe dettata da Federico Venirdinois. In sua memoria il paese ha intitolato una strada e la Scuola Media (biografia realizzata sulla base di un articolo di Francesco Vaccaro) © ICSAIC 2019

Opere

  • Pasquale Scura, Gli Albanesi in Italia, a cura di Francesco Perri, Lepisma, Roma  2012;

Nota bibliografica

  • N. Scura, Pasquale Scura., in Luigi Accattatis (a cura di), Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Cosenza 1877
  • Il Monumento a Pasquale Scura in Vaccarizzo Albanese, Tip. Ruggiano, Napoli 1926;
  • Francesco Vaccaro, Pasquale Scura,  «Cronaca di Calabria», 1934;
  • Francesco Vaccaro, Pasquale Scura. Un grande magistrato calabrese dell’800, in L’ almanacco de l’avvocato. 1935, a cura di Domenico Galdi, La Toga, Napoli 1935, pp. 108-115;
  • Domenico A. Cassiano, Pasquale Scura – il ministro di Garibaldi, «Il Serratore», 2, 1988;
  • Vittorio Elmo, Pasquale Scura. Ministro arbresh, Marco, Lungro 1994;
  • Francesco Perri, Pasquale Scura “L’Italia una e indivisibile”, Lepisma, Roma 2011;
  • Domenico A. Cassiano, Pasquale Scura, autore della formula del plebiscito napoletano dell’Italia una e indivisibile, «Corriere della Sibaritide», novembre-dicembre 2011;
  • Maria Assunta Iole, Pasquale Scura: un esiliato fra le mura di casa, «Rivista Calabrese di Storia del ‘900», 1, 2012, pp. 72-76;
  • Domenico A. Cassiano, Storie di minoranze. Albanesi di Calabria. Vaccarizzo, Booksprint, s.l.2018;
  • Carolina Castellano, Scura Pasquale, Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 91, 2018.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Napoli (ASN), Ministero di Grazia e Giustizia, f. 2983, n. 238, Notizie ed osservazioni intorno alla Magistratura dei Domini al di qua del Faro, aprile 1837, pp. 60-62;
  • ASN, Ministero della Polizia generale, Gabinetto, b. 463, espediente 44, Nota de’ diversi impiegati, che per la loro cattiva condotta meritano di essere prontamente rimossi dalle loro cariche, febbraio 1848;
  • ASN, Ministero di Grazia e Giustizia, f. 2983 s.n., Stato de’ magistrati componenti la Gran Corte criminale di Basilicata, formato a norma della Ministeriale di S.E. il Ministro Segretario di Stato di Grazia e Giustizia in data degli 8 aprile 1848.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram