Manfré, Pasquale

Pasquale Manfré [Gerace (Reggio Calabria), 6 gennaio 1814 – Torre del Greco (Napoli), 16 agosto 1873]

Nato in una famiglia baronale, fece i primi studi nel seminario locale sotto la guida del canonico tesoriere don Pasquale, suo zio paterno, quindi compì il corso di belle lettere e filosofia sotto la direzione del filologo Catalfamo. Trasferitosi a Napoli, studiò matematica col Fazzini e chimica con Cassola, e si laureò in Medicina nell’ateneo napoletano. 
A Napoli fu attivo come volontario durante le epidemie di colera. L’anatomia divenne il suo principale interesse di studio, e si dedicò all’insegnamento fondando una famosa scuola di anatomia. Le sue lezioni venivano seguite da molti studenti che arrivavano a Napoli da ogni parte del Regno. A tale scopo, diede vita a un gabinetto di pezzi anatomici e acquistò a Firenze tavole anatomiche di cera per illustrare il corpo umano agli allievi perché a Napoli erano state proibite le autopsie a causa della elevata temperatura locale che non permetteva una buona conservazione dei cadaveri. 
Diventato assistente medico presso l’Ospedale degli Incurabili di Napoli, di Santa Maria della Fede e del’Ospedale di Loreto, fu vincitore di numerosi concorsi e ricevette onori in Italia e all’estero diventando un perito nelle corti di giustizia. Divenne inoltre il medico personale del Re Francesco II di Borbone e nel 1855 vinse la Cattedra di Clinica Medica presso l’Ateneo di Napoli e il suo nome fu legato alla pubblicazione del volume che ai suoi tempi fece eco intitolato Storia della Medicina dalle origini sino ai nostri giorni. Fu molto invidiato per questa sua fama, perseguitato e costretto di abbandonare la città partenopea per trasferirsi a Roma ma negli ultimi anni della sua vita fece ritorno a Napoli. 
Curò le due riviste mediche del tempo: «Il Severino», rivista «destinata segnatamente alla metodica e chiara esposizione della medicina napoletana ed a’ progressi della clinica della medicina legale e dell’igiene pubblica», e «Il Cotugno». Scrisse su di Un caso di teratologia unico nella scienza e sulla Malattia di Bright. Pubblicò altri lavori, tradusse dal francese il Manuale di Anatomia Chirurgica Generale e Topografica di Luigi Velpeau e, in collaborazione con Salvatore De Renzi, nel 1841 tradusse dal latino in italiano l’opera Praxeos medicae universæ præcepta (Precetti di medicina pratica universale) di Giuseppe Frank. 
Scrisse Frank a tale proposito: «Il dottor Pasquale Manfré, giovane medico di buone speranze, si mostrò assai sollecito nei miei riguardi. Egli mi propose di continuare la traduzione in italiano dei miei Præcepta praxeos medicæ rimasta incompiuta per la morte del dottor Tauro; a questo scopo mi chiese il permesso di eseguire il mio ritratto per ornarne l’opera. Il pittore Rocco fu incaricato del lavoro».
II suo nome, comunque, è legato alla pubblicazione Storia della Medicina dalle origini sino ai nostri giorni.
Direttore dell’Ospedale degli Incurabili, fu più volte insignito di onorificenze in Italia e all’estero.
Morì a 69 anni e fu sepolto a Napoli. Al lato del portone del suo palazzo aveva scritto: «Ai poveri tutto gratis»: queste quattro parole rappresentano il miglior modo per descrivere il grande clinico calabrese che, ancora giovanissimo, aveva escogitato un nuovo metodo per imbalsamare i cadaveri per iniezione e che fu anche un valido ricercatore di storia della medicina. (Sulla base della biografia redatta da Gaetano Giucci) © ICSAIC 2022 – 2 – BREVE

Nota bibliografica

  • Scoperte. Imbalsamazioni, in «I Curiosi. Foglio periodico» (Napoli), n. 21, 31 maggio 1836;
  • Gaetano Giucci, Degli scienziati italiani formanti parte del 7. congresso in Napoli nell’autunno del MDCCCXLV. Notizie biografiche, Tip. Parigina di A. Lenon, Napoli 1845, pp. 58-59;

·      Luigi del Pozzo, Cronaca civile e militare delle Due Sicilie sotto la dinastia Borbonica dall’anno 1734 in poi, Dalla Stamperia reale, Napoli 1857, p. 632;

·      Francesco Gallo, I grandi medici calabresi da Alcmeone a Dulbecco, s.n., Padova 2013, p. 151.

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