Maraviglia, Maurizio

Maurizio Maraviglia [Paola (Cosenza) 15 gennaio 1878 – Roma 26 maggio 1955]

Nacque da Pietro e da Emilia Miceli, un’antica e influente famiglia nobiliare del cosentino. Fratello di Eugenio e di Giuseppe. Terminati gli studi liceali a Napoli si trasferì a Roma, dove frequentò i corsi di giurisprudenza. In gioventù aderì, sino al 1906, agli ideali del socialismo, militando nel movimento paolano e romano. Raggiunto il privilegium della laurea dottorale, iniziò a lavorare al ministero della Pubblica istruzione e in seguito si dedicò all’esercizio dell’attività forense.
Nella capitale si avvicinò al sindacalismo rivoluzionario e fu fra i primi ad allontanarsi dal Partito socialista italiano, confluendo fin dal 1908-1909 nel nascente Movimento nazionalista italiano. Con Francesco Coppola, Enrico Corradini, Luigi Federzoni, Scipio Sighele, Arturo Rocco, Edmondo e Roberto Davanzati fu fra le figure di spicco del gruppo nazionalista romano, raccolto dal 1909 attorno la rivista «Il Carroccio». Al primo congresso di Firenze del 3-5 dicembre 1910 contribuì alla nascita dell’Associazione nazionalista italiana (Ani), diventando membro della Giunta esecutiva e del Comitato centrale. Nel 1911 fu fra i cofondatori de «L’Idea nazionale», organo ufficiale dell’Ani, sino a diventarne nel 1920-1922 condirettore. E nel secondo congresso nazionale di Roma del 20-22 dicembre 1912 si batté per l’allontanamento delle componenti più democratiche e irredentistiche dall’Associazione, espulse poi al termine dei lavori. 
Nella campagna di Libia nel 1911-1912 fu favorevole alla guerra di colonizzazione e alla sua conclusione fu fra i promotori della trasformazione dell’Ani da movimento in partito capace di intraprendere una nuova politica nazionalista.
Il 16-18 maggio 1914 partecipò a Milano al terzo congresso nazionale dell’Ani e con Luigi Federzoni svolse la relazione intitolata «L’azione politica dei nazionalisti». Nelle elezioni amministrative romane del giugno 1914 si schierò a favore della lista de «Blocco d’ordine», che raccoglieva liberali, conservatori e clericali in chiave antisovversiva, antimassonica e antigiolittiana contro il sindaco uscente Ernesto Nathan.
Allo scoppio della Grande Guerra fu un convinto interventista e partì come volontario col grado di ufficiale di artiglieria. Sul fronte accentuò il suo antisocialismo, diventato antibolscevismo con la Rivoluzione di ottobre, e l’opposizione ai partiti dello Stato liberale. Ferito in combattimento fu congedato nel 1918 e decorato con la Croce di guerra. 
Alla formazione dei Fasci di combattimento nel marzo 1919 espresse posizioni favorevoli verso il nuovo movimento, tesserandosi al Fascio di Roma il 23 giugno 1919, e 
Nelle elezioni politiche del 16 novembre 1919 si candidò a Roma nella lista liberale nazionalista di Luigi Federzoni e con 1.045 voti non fu eletto. Nello stesso anno, d’intesa con Alfredo Rocco, elaborò il programma nazionalista approvato dalla Giunta esecutiva dell’Associazione.
Nelle elezioni del 15 aprile 1921 si candidò a Cosenza nella lista dell’Unione democratica nazionale e con 5.772 preferenze non fu eletto. 
Con la Marcia su Roma nell’ottobre 1922 fu fra i promotori della confluenza dell’Ani nel partito fascista, siglata con il Patto di fusione del 23 febbraio 1923.
Assieme a Michele Bianchi, Luigi Razza e Agostino Lanzillo, favorì l’estensione del bacino del consenso fascista in Calabria e dal 1923 fu una delle figure di primo piano negli organi direttivi del partito e nek regime. Fu vicesegretario, membro del Direttorio e della Giunta esecutiva del partito e del Gran consiglio del fascismo. Ricoprì poi la carica di capo dell’ufficio di propaganda e di quello della stampa, di presidente della confederazione generale degli enti autarchici, del patronato nazionale delle corporazioni e della Società anonima bonifiche calabresi. Fu membro della Commissione per il progetto di riforma elettorale, culminato con la legge Acerbo, e in quella per irreggimentare i sindacati fascisti. Nonostante ciò, non esercitò mai funzioni decisive negli organi decisionali dello Stato.
Nelle elezioni del 6 aprile 1924 si candidò con la lista nazionale nel collegio unico nazionale della Calabria e Basilicata e con 39.728 preferenze fu eletto alla Camera. Nella XXVII legislatura fu membro della Giunta permanente per le elezioni, dal 28 maggio 1924 al 21 gennaio 1929, e della Giunta permanente per il regolamento interno della Camera, dal 27 maggio 1925 al 21 gennaio 1929.  Il 30 maggio 1924 intervenne aspramente in aula contro Giacomo Matteotti.
Fu vicedirettore e condirettore, dal 1926, de «La Tribuna», che nel dicembre 1925 aveva assorbito «L’Idea nazionale». Nel 1926-1927 fu nominato dal governo commissario straordinario della federazione fascista di Reggio Calabria e su sua indicazione nel 1927 fu designato segretario provinciale Giuseppe Genoese Zerbi.
L’attività politica fu accompagnata da quella accademica. Il 29 giugno 1928 ricevette la prima cattedra di storia e dottrina generale del fascismo all’Università di Perugia, il 1° novembre1930 fu trasferito all’insegnamento di diritto pubblico all’Università di Roma e il 26 agosto 1936 fu titolare del corso di istituzioni di diritto pubblico nel medesimo ateneo romano.
Con i plebisciti del 24 marzo 1929 e del 25 marzo 1934 fu inserito nella lista dei candidati elaborata dal Gran Consiglio del fascismo, riconfermando il suo seggio nella XXVIII e XXIX legislatura.
Nel 1935 partecipò alla campagna d’Etiopia in Africa Orientale con il grado di generale comandante del II corpo d’armata. Fra il 1937 e il 1940 collaborò al «Nuovo Digesto italiano».
L’8 aprile 1939 fu designato senatore per la terza categoria. A Palazzo Madama fu membro di diverse commissioni: finanze dal 17 aprile 1939 al 5 agosto 1943, affari interni dal 17 aprile 1939 al 22 gennaio 1941 ed educazione nazionale e della cultura popolare dal 22 gennaio 1941 a 5 agosto 1943.
Alla fine degli anni Trenta la sua notorietà si incrinò per i suoi legami con gli ambienti affaristici romani e calabresi, che l’avevano coinvolto nel crac della Banca del Sud, e per la gestione spregiudicata della Società anonima bonifiche calabresi. Nello stesso periodo iniziò a considerare il regime troppo estremista e ad allentare i legami con il partito. 
Con la caduta del fascismo fu recluso in un campo di prigionia dalle truppe Alleate. Il 7 agosto 1944 fu deferito all’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, provvedimento decaduto con l’ordinanza del 29 marzo 1946 e confermato dalla sentenza della Corte di Cassazione dell’8 luglio 1948.
Con l’avvento della Repubblica si ritirò a vita privata nella capitale, dove morì all’età di 77 anni.
Avvocato, giornalista, pubblicista, docente universitario e nazionalista intervenne nel dibattito politico e istituzionale concentrandosi sul rapporto fra Stato-Chiesa, sull’organizzazione della Nazione e sul ruolo dei sindacati. Il suo nazionalismo fu antiparlamentare, filo monarchico, antisocialista e imperialista. Ricevette diverse onorificenze: Cavaliere dell’Ordine della Corona il 28 dicembre 1913, Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia il 18 maggio 1933, Grande ufficiale dell’Ordine della Corona il 20 aprile 1938, Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia il 24 agosto 1941 e Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro l’8 ottobre 1942. Sposò Erminia Carraro, dal cui matrimonio non nacquero eredi. (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2022 – 2 

  Opere

  • Il movimento nazionalista e i partiti politici, in Il nazionalismo italiano (a cura di G. Castellini), Casa editrice italiana di A. Quattrini, Firenze 1911, pp. 36-52;
  • Alle basi del regime, Libreria del littorio, Roma 1928;
  • Momenti di vita italiana, Pinciana, Roma 1929;
  • Le riforme costituzionali e il fondamento dello stato fascista, Le Monnier, Firenze 1932;
  • La corporazione nello stato unitario, Società anonima La nuova antologia, Roma 1933;
  • La nazione come principio di giustizia sociale e lo Stato totalitario, Tipografia L. Cappelli Rocca, S. Casciano 1937;
  • Dalla legge delle guarentigie agli accordi del Laterano, Società anonima La nuova antologia, Roma 1939;
  • Il nuovo valore spirituale e internazionale dell’Italia, Stabilimento poligrafico ed. romano, Roma s.d.;

Nota bibliografica

  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria: dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, pp. 326-329;
  • Ferdinando Cordova (a cura di), Uomini e volti del fascismo, Bulzoni, Roma 1980, ad indicem
  • Enzo Misefari Antonio Marzotti, L’avvento del fascismo in Calabria, Pellegrini, Cosenza 1980, ad indicem
  • Gaetano Cingari, Storia della Calabria dall’unità a oggi, Laterza, Roma-Bari, 1982, ad indicem;
  • Enzo Stancati, Cosenza e la sua provincia dall’unità al fascismo, Pellegrini, Cosenza 1988, ad indicem
  • Ferdinando Cordova, Le origini dei sindacati fascisti, 1918-1926, La nuova Italia, Scandicci 1990, ad indicem;
  • Vittorio Cappelli Il fascismo in periferia: il caso della Calabria, Editori Riuniti, Roma 1992, ad indicem;
  • Ferdinando Cordova Il fascismo nel Mezzogiorno: le Calabrie, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, ad indicem;
  • Daniele D’Alterio, Maurizio Maraviglia, in Dizionario bibliografico degli italiani, vol. 69, Treccani, Roma 2007.

Nota archivistica 

  • Archivio centrale dello Stato, Segreteria particolare del duce, Carteggio riservato, b. 87, categ. W/R, fasc. ad nomen;
  • Id, Ministero dell’Interno, Direzione generale di pubblica sicurezza, Divisione polizia politica, b. 774, fasc. ad nomen;
  • Id, Ministero dell’Interno, Direzione generale pubblica sicurezza, Divisione servizi informativi e speciali-SIS, b. 118 e 158, fasc. ad nomen;
  • Archivio storico della Camera dei deputati, Maurizio Maraviglia, (1924-1939);
  • Archivio storico del Senato, Fascicolo personale Maurizio Maraviglia, (1939-1943).