Martelli, Achille

Achille Martelli [Catanzaro, 16 gennaio 1829 – Avellino, 13 dicembre 1903]

Pittore garibaldino, nacque dall’avvocato Francesco Saverio e dalla giovanissima Paolina Panni, ultimo tra i fratelli Antonio e Giuseppe, e allo stato civile fu registrato con i nomi di Achille Alfonso Marcello. Ad animare gli anni della giovinezza dell’artista furono le dinamiche liberal-patriottiche del capoluogo: qui ricevette la prima istruzione, tra il 1840 e il 1845, presso il Real Liceo, un importante luogo di influenza culturale e politica di matrice filoprogressista e antiborbonica per la presenza del patriota Luigi Settembrini. Con questo  milieu  ï€­ secondo la biografia tracciata dalla Principessa Della Rocca  giunse «a Napoli la prima volta il 12 maggio 1848 con l’idea di arruolarsi volontario nella legione della Principessa di Belgioioso. Prese parte attiva alla giornata del 15 maggio ».
La  capitale borbonica  era  stata  decretata  luogo  d’eccellenza  per  la  formazione  artistica  poiché  sededel  Real  Istituto di Belle Arti, dove nel 1856 fu ammesso a frequentare le lezioni di pittura e disegno del maestro Giuseppe Mancinelli, supportato da una borsa di studio dal valore di 9 ducati, assegnatagli dall’Intendente della Provincia Ultra Seconda con lo scopo di promuovere il suo talento e precedentemente negatagli per il suo coinvolgimento nei moti. Tra i giovani allievi calabresi avviati alla formazione accademica insieme al Martelli, Alfonso Frangipane segnala il pittore cortalese Andrea Cefaly Sr., Antonio Migliaccio, Achille Talarico,  il  cosentino  Rocco  LoTufo,  il  polistenese  Rosalio  Scerbo.  Tuttavia, seppur Martelli venga innalzato tra gli artisti più promettenti e apprezzati dall’illustre maestro, non abbiamo alcun dipinto che testimonia questo periodo; un evento sintomatico dello stretto legame, personale e artistico, tra i due è collegato all’incarico dato al giovane allievo di tutelare il trasporto a Tripoli del dipinto  La Vergine degli angeli adorata da San Rocco e da San Francesco  (1857).
Dopo un breve soggiorno a Catanzaro nel 1858, l’anno successivo Martelli esordì nell’ultima Biennale borbonica con  Ritratto virile in uniforme  (ubicazione ignota).
Contemporaneamente agli studi, tra il 1855 e il 1860, condivise gli stessi ideali di vita e di arte con gli artisti e gli intellettuali che frequentavano a sera gli ardenti dibattiti instaurati nello studio di Cefaly, al vicolo San Mattia, dove si era ricreata una “fucina” di entusiasmo e di forti propositi per riformare il Real Istituto e contribuire all’unità  nazionale.
Con lo sbarco di Garibaldi in Calabria nell’agosto del 1860, Martelli raggiunse i suoi compagni Cefaly,  Migliaccio  e  Eugenio  Tano  nella  battaglia  di  Soveria  Mannelli,  determinante  per la  conquistadel  Sud;  il  7  settembre  entrò  a  Napoli  con  i  Mille  e  il  2  ottobre  si  schierò  nelle  divisioni del generale Stocco nella battaglia di Caserta Vecchia. Unita la penisola, Martelli si impose per la prima volta nello scenario nazionale durante l’Esposizione Italiana Agraria, Industriale e Artistica organizzatadal  governo  sabaudo  a  Firenze  nel  1861,  presentando  Il  racconto  dell’ospite  garibaldino  (1861,  oliosu  tela,  95à—124,  Napoli,  Museo  Civico  di  Castelnuovo)  e  una  Scena  domestica  (ubicazione ignota), opere che rientrano nel filone garibaldino, trasferendo la celebrazione del soldato nell’intimità  della dimora, per sottolineare che l’unità  era giunta per la volontà  del popolo.
Dopo  il  1861,  Martelli  intensificò  la  fraterna  amicizia  con  il  pittore  irpino  Michele  Lenzi, iniziando a lavorare e studiare insieme tra Napoli e Bagnoli Irpino. Furono gli anni della  querelle  artistica tra Domenico Morelli e Filippo Palizzi. Sostenitore del naturalismo  integrale,  il  Martelli  si  accostòall’etica  palizziana  frequentando  per  tre  volte  a  settimana le lezioni nel suo studio a  Chiaia.
Gran parte della sua produzione artistica è collegata alle Promotrici di Belle Arti di Napoli, di cui fu azionista, e alle Esposizioni Nazionali: si tratta di un ampio repertorio in cui mette a punto l’insegnamento palizziano fatto di una puntualità  realistica con l’accordo cromatico della macchia teorizzata  dal  critico  Vittorio  Imbriani,  maturando  una  maniera  che  segnerà   l’evoluzione dalla  pitturadi  storia  alla  pittura  di  genere,  con  soggetti  per  lo  più  femminili  rappresentati  in  momenti privi di turbamenti, concordi con la delicata eloquenza dei fratelli Induno. Alla Promotrice del 1863 partecipa con la  Primavera della vita  (1863, olio su tela, 40à—32 cm, Napoli, Real Museo di Capodimonte); nel 1869 espone  Oh Tempora! Oh Mores!  (1869, olio su tela, 43à—64 cm, Catanzaro, MARCA) riproposto all’Esposizione Nazionale di Parma del 1870; alla Promotrice del 1873 espone uno dei suoi dipinti più noti  I perditempo  (1873, olio su tela, 72 à—100 cm, Napoli, Amministrazione provinciale), recentemente restituito all’amministrazione provinciale di Napoli dopo esser stato trafugato nel secondo dopo guerra; nel 1877 presenta il suo capolavoro  Oroscopo amoroso  (1877, olio su tela, 88à—67 cm, Avellino, Museo  Irpino).
Un altro campo in cui emerse è quello delle arti applicate, tanto da essere annoverato tra i principali pittori  di  maioliche.  Dopo  aver  appreso  i  primi  rudimenti  in  una  fabbrica  di  stoviglie  a  Borgo  Loreto, Della Rocca individua il momento esatto della nascita di questo interesse durante l’Esposizione Internazionale  di  Vienna  del  1873,  dove  rimase  affascinato  dalle  maioliche  dipinte  del  reparto  Ginori, unico espositore italiano, la cui direzione artistica era stata affidata al calabrese Giuseppe Benassai (1835-1878). Martelli si era recato a Vienna insieme a Palizzi, al pittore calabrese Demetrio de Salazar e al Principe di Satriano Gaetano Filangieri, tutti personaggi che avevano rintracciato nelle arti applicate una nuova utilità  al processo di industrializzazione della città  partenopea con la nascita del Museo Artistico Industriale, dove il nome del pittore è ricordato sulla facciata dell’edificio insieme agli altri artisti che si erano distinti nelle varie discipline. Le arti applicate richiedevano maggiore perizia tecnica e lungo esercizio per la difficoltà  all’approccio coloristico,tra  i  piatti,  grosso  riverbero  nella  critica  aveva  avuto  il  Ritratto  di  Palizzi  (1877,  maiolica con cornice dorata, Vasto, Museo Civico di Palazzo d’Avalos) raccontato da Vittorio Imbriani in un articolo pubblicato sul «Calabro »; all’Esposizione del 1877 mostra una  Salve Regina!  (ubicazione ignota)  copia  di  Domenico  Morelli;  e  il  famoso  piatto  con  i  Bevitori  di  Valazquez  (1880  ca,  ceramica dipinta, Avellino, Museo Irpino). Invece, tra le maioliche dipinte la riproduzione della sua opera  Oh Tempora Oh Mores  (1878, maiolica dipinta, 30à—50 cm, Avellino, Museo Irpino) realizzata nelle manifatture  Giustiniani.
Nel 1881 Martelli si trasferì definitivamente ad Avellino, naturalizzandosi nella cerchia intellettuale irpina composta, oltre il Lenzi, da Nicola e Salvatore Pescatori, Scipione Capone, Belissario Bucci, Vittorio Imbriani. Il famoso critico traccia un estroso ritratto dell’artista: «Achille Martelli invece, col mento accuratamente raso, lindo e pito m’arieggia il pastor Gelinda, che è guardato dalla stalla accanto al presepe di Bethelemme. Ebbene, se ci furono mai apparenze ingannevoli, le son queste. […] Né il Martelli è un bell’imbusto ».
Nel 1882, dopo due concorsi, Martelli diveniva direttore della Scuola serale e domenicale d’Arte applicata all’industria «Paolo Anania de Luca » e insegnante dei corsi di disegno geometrico edornamentale,  per  i  quali  scrisse  il  manuale  Elementi  pratici  del  Disegno  Geometrico  e  Lineare  per le scuole elementari e serali  (1883).
Artista sensibile e pieno di interessi che seppe coniugare la tradizione locale con il rinnovamento nazionale, si spense nella sua abitazione di Avellino all’età  di 74 anni, non avendo avuto figli lascia i suoi beni ad amici e nipoti e,  tale  è  l’affetto  per  la  scuola  e  per  la  città   di  Avellino  che  qui  vanno  aconfluire  gran  parte  delle  sue opere. Martelli  non  aveva  avuto  più  nessun  contatto  con  la  terra  natia,un  elogio  al  suo  operato  di  artista  e  di soldato giunse dall’illustre mente di Frangipane che ricongiunse ben 19 opere con quelle dei suoi fratelli  di  regione  durante  la  Prima  mostra  d’artecalabrese  tenuta  a  Catanzaro  nel  1912.  (Maria  Lucia Tavella)   © ICSAIC 2020

Opere

  • Elementi pratici del disegno geometrico-lineare per le scuole elementari e serali, Tipografia Vincenzo Maggi, Avellino 1883.

Nota archivistica

  • Archivio storico Comune di Catanzaro, Stato Civile, Registro degli atti di nascita, anno 1829, atto di nascita di «Achille Alfonso Marcello Martelli »;
  • Archivio storico Comune di Avellino, Stato Civile, Registro degli atti di morte, anno 1903, atto di morte di «Achille Martelli »;

Nota bibliografica

  • Maria Della Rocca, L’ arte moderna in Italia studi, biografie e schizzi della principessa Maria Della Rocca; con disegni autografi dei principali artisti viventi, F. Treves, Milano 1883;
  • W.Y. (Vittorio Imbriani), Esposizione artistica in Napoli (Carteggio particolare del Calabro), «Il Calabro », VIII, 38, 3 giugno 1877, pp. 1-2;
  • Alfonso Frangipane, Carteggi inediti degli artisti dell’Ottocento: Lettere di Achille Martelli, «Brutium », XI, 8, 1932, pp. 2-3;
  • Alfonso Frangipane, Artisti calabresi e Risorgimento: 1783-1860, «Brutium », XXXX, 2, 1961, pp. 1-10;
  • Maria Pia Di Dario, Martelli, Achille in Enrico Castelnuovo (a cura di), La pittura in Italia. L’Ottocento, vol. 2, Mondadori Electa, Milano 1991, p. 907;
  • Andrea Cefaly e la Scuola di Cortale, catalogo della mostra (Catanzaro, Complesso Monumentale del San Giovanni, 18 dicembre 1998-31 gennaio 1999), a cura di Tonino Sicoli e Isabella Valente, AR&S, Catanzaro 1998;
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Otto e Novecento. Dizionario degli artisti calabresi nati nell’Ottocento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, pp. 125-127;
  • Rosalba Dinoia, Martelli, Achille in Dizionario biografico degli italiani, vol. 71, Roma 2008, pp. 29-31;
  • Tonino Sicoli, Oh Tempora, oh mores, «Il Quotidiano della Calabria », 20 giugno 2010;
  • Maria Saveria Ruga, Il manoscritto ritrovato: Michele Cammarano e la «fucina » di Andrea Cefaly, in «Ricerche di storia dell’arte », 113, 2014, pp. 87-93;
  • Maria Lucia Tavella, Achille Martelli (1829-1903). Tra pittura e arti applicate, tesi di laurea magistrale in Storia dell’Arte, Università  della Calabria, a.a. 2018- 2019.