Martire, Filippo

Filippo Martire [Cosenza, 8 novembre 1900 – 15 agosto 1974]

Nacque da Francesco, avvocato, e da Gaetana Lombardi, in una famiglia numerosa della borghesia cosentina di forti tradizioni democratico-liberali. Ebbe due fratelli, Salvatore, comunista perseguitato dal fascismo, e Mario, maggiore pilota, eroe di guerra e partigiano, ucciso dai nazisti nel campo di concentramento di Mauthausen, e tre sorelle: le gemelle Elisabetta (da tutti chiamata Bettina) e Giulia, e la più piccola, Italia.
Fece gli studi fin dalle elementari a Cosenza, e conseguì la maturità al Liceo Classico «Bernardino Telesio». Seguendo le orme paterne si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza nell’ateneo di Roma. Già da studente universitario era politicamente impegnato. Antifascista come il fratello Salvatore, e militante nel Partito socialista, nel 1924 fu aggredito da una squadra di fascisti assieme agli avvocati Muzio Graziani e Francesco Vaccaro, e all’operaio Musumeci. L’anno dopo a Pedace capeggiò una piccola insurrezione contro il prefetto fascista Agostino Guerresi accusato di parzialità in una gara tra bande musicali. Contestò la decisione di dare il premio della medaglia d’oro alla banda di Spezzano Grande, per cui la banda di Pedace sfilò per protesta suonando per le strade del paese. Tutti i musicanti furono fermati e poi processati dal Pretore di Spezzano.
Il 16 dicembre 1925 conseguì la laurea in Legge e rientrò definitivamente a Cosenza dove agli inizi frequentò lo studio di Pietro Mancini. Esercitò la professione di avvocato. distinguendosi presto per l’acutezza con cui sapeva penetrare nel vivo di una questione giuridica e per la chiarezza di lettura delle ragioni contrastanti. Se accettava la trattazione di una causa, infatti, gli era poi difficile perderla. Così si parlava di lui in un breve profilo pubblicato nelle «Cronache italiane» del periodico «L’Eloquenza»: «Un fascio di nervi, due occhi scuri e penetranti, una vivacità irrefrenabile. L’avversario gli gira attorno con precauzione. Parla, argomenta, litiga, polemizza, galoppa. L’idea pare che viva in lui; la parola incide; il gesto la commenta. Temperamento dialettico. Impeto senza lirismo e senza enfasi. L’ho visto nella causa dell’uxoricida Rizzuti lanciarsi all’attacco con una veemenza straordinaria… E dire che ha il cuore tanto buono! Le apparenze ingannano…: perché egli finita la causa, svanita la passione, ritorna sereno e buono, leale ed affettuoso. È uno di quelli che sa farsi strada».
In anni di fervida milizia politica tra le file socialista, fu anche giornalista e attivo pubblicista. 
Nel 1933 pubblicò in opuscolo la biografia del suo trisavolo Francesco Martire, che fu parlamentare dalla IX alla XIII Legislatura del Regno d’Italia (1865-1880) e sindaco di Cosenza dal 1876 al 1881, mettendo in risalto la sua figura poliedrica e ricevendo per questo i consensi della stampa cosentina dell’epoca.
Nel 1936 pubblicò sulla «Cronaca di Calabria», e poi in un estratto di 14 pagine, un interessante studio dal titolo Divagazioni filosofiche su Francesco Saverio Salfi e Mario Pagano.
E nel 1947, sempre in tema di pubblicazioni, diede alle stampe uno scritto dal titolo Nostra gente eroica in cui tratteggia, in 12 pagine, con sentimento e delicatezza la figura del fratello Mario, immolatosi senza rimpianto nella lotta partigiana contro i nazisti (catturato dopo l’8 settembre, morì nel campo di Mathausen).
Nel 1937-38, insieme con l’avvocato Francesco Vaccaro, diresse il supplemento giuridico del periodico «il Popolo di Calabria». Alla caduta del fascismo partecipò da protagonista alla vita politica cosentina e alla costituzione del Fronte unico antifascista, poi diventato Comitato di Liberazione Nazionale, nel quale rappresentò il Partito Socialista Italiano, dirigendo il periodico «La Riscossa», organo del Fronte. Ebbe amicizia, contatti e corrispondenza con molti politici di primo piano dell’epoca, tra cui  Pietro Nenni, Sandro Pertini, Gennaro Cassiani . Continuò così la sua collaborazione con l’onorevole Pietro Mancini e dal marzo 1944 fu redattore responsabile del settimanale «La Parola socialista», organo della federazione socialista di Cosenza, nel periodo in cui Mancini ebbe incarichi di governo. Sempre nel 1944 fece parte del Comitato provvisorio organizzatore del sindacato provinciale della stampa, assieme a Gennaro Cassiani, Florindo De Luca, Michele De Marco, Fausto Gullo e Achille Morcavallo.
Collaborò anche a «Convivio letterario», a «Tribunali calabresi», la rivista dell’onorevole Gennaro Cassiani, al quotidiano «Corriere del Sud», a «Epoca»; e scrisse pure su «La Nuova Calabria», quotidiano catanzarese del Cln, «Libertà», «il Giornale di Calabria», «Cronaca di Calabria» e altri periodici.
Nel 1945 sposò Gemma Colistro. La coppia ebbe un figlio, Francesco, diventato avvocato come il padre.
Dopo il referendum istituzionale del 1946, cui partecipò con comizi e con una serrata attività giornalistica a favore della Repubblica, preferì ritirarsi a vita privata, rinunciando persino alla sua attività professionale di penalista che fino ad allora era stata la sua grande passione. E pur conservando la sua fede socialista, intatta e immutabile, sia nella buona come nell’avversa fortuna, non svolse più attività politica.
Nel 1947, assieme al fratello Salvatore che ne fu direttore, fondò il periodico «La Sila» che negli anni condusse varie battaglie di civiltà. Collegata al giornale i due fratelli diedero vita anche alla Biblioteca de «La Sila», ricca di migliaia di volumi, della quale fu presidente.
In riconoscimento dei meriti acquisiti nel giornalismo, sempre nel 1947 fu nominato «socio d’onore» per la classe lettere dall’Accademia culturale adriatica, e nel 1951 «socio corrispondente» dell’Accademia cosentina. 
Si spense all’età di 74 anni e fu un lutto sentito per il socialismo cosentino. In un telegramma al figlio l’on. Giacomo Mancini lo definì «antifascista intransigente e coraggioso socialista sempre coerente per comportamento e fermezza convinzione», ricordando poi la sua attività instancabile per ricostituzione partito e battaglie democratiche condotte sotto sua direzione giornale “Parola Socialista”». 
Per sua espressa volontà, i funerali si svolsero in forma strettamente privata. (Matteo Caruso) © ICSAIC 2022 – 3 

Opere

  • Francesco Martire, Tipi de La Provvidenza, Cosenza 1933;
  • Divagazioni filosofiche, Tip. «Il Turbine», Cosenza 1936;
  • Nostra gente eroica, Tip. D. Chiappetta, Cosenza 1947.

Nota bibliografica

  • P. M., Cosenza: una dinastia di Oratori e di Giuristi, «L’Eloquenza», XXIV, vol. II, fasc. 11-12, 1934, p. 604.
  • È morto Filippo Martire, «Il Giornale di Calabria», 17 agosto 1974;
  • Giuseppe Julia, In ricordo di Filippo Martire vittima dell’inciviltà, «Il Giornale di Calabria», 18 settembre 1974;
  • Filippo Martire, avvocato e giornalista democratico cosentino fra fascismo e Repubblica, Orme, Cosenza 1995;
  • Tobia Cornacchioli (a cura di), Filippo Martire. Democrazia e socialismo nella Cosenza del Novecento, Quaderni dell’ICSAIC-Pellegrini, Cosenza 1998.
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