Maruca, Francesco

Francesco Maruca (Catanzaro, 16 luglio 1898 – Bologna, 26 novembre 1962)

Conosciuto anche con il nome di  Ciccio e lo pseudonimo di Martef, nacque in una modesta famiglia catanzarese, e a Catanzaro trascorse quasi tutta la sua vita.  Ebanista (è ricordato come «il falegname rosso »), autodidatta, aderisce ancora giovanissimo al Partito socialista e nel 1915 è nominato segretario del locale circolo giovanile. Due anni dopo, diciannovenne, è chiamato alle armi.  Militante comunista di orientamento bordighista  sin dalla scissione di Livorno  del 1921,  fa parte nucleo fondatore  Partito Comunista d’Italia a Catanzaro del quale, nel 1922, ad appena 24 anni, è nominato segretario politico provinciale.  Nel dicembre successivo il prefetto di Catanzaro scioglie la federazione provinciale, le sezioni e i circoli giovanili comunisti.
Bersaglio preferito dai fascisti subisce continue perquisizioni e fermi.  Il 23 dicembre dello stesso è denunciato per l’affissione di un manifesto, stampato clandestinamente, che secondo l’accusa incita all’odio di classe. Il 4 febbraio 1924 è fermato per motivi di ordine pubblico e due giorni dopo è tratto in arresto con l’accusa di associazione a delinquere, in relazione all’arresto di Amadeo Bordiga e del Comitato Centrale del PCd’I, avvenuto a Roma.  Denunciato per associazione a delinquere e complotto contro i poteri dello Stato,  assieme a lui finiscono in carcere  i segretari provinciali del PCd’I di Cosenza di Reggio Calabria, Fortunato La Camera e Francesco Morabito, e il fiduciario della federazione giovanile cosentina Salvatore Martire.
Viene liberato l’11 giugno.  Per i comunisti catanzaresi diventa il punto di riferimento.
Partecipa al V Congresso dell’Internazionale Comunista del giugno 1924. Al rientro in Italia, il 18 luglio, è fermato nei pressi di Luino e incarcerato a Catanzaro.  L’anno successivo organizza per i primi di dicembre un congresso clandestino che non si tiene per l’opposizione del partito nazionale. Viene allora sollevato dall’incarico di  segretario  della Federazione catanzarese, come altri sostenitori della Sinistra Comunista.  Sorvegliato speciale della polizia politica fascista, negli anni successivi è costretto a un completo isolamento politico e con molta frequenza è ospite delle galere fasciste.  
Nel 1932, è diffidato dalle autorità  di polizia, perché trovato in possesso di libri aventi “contenuto sovversivo”. Qualche anno dopo, è iscritto nell’elenco delle persone pericolose da arrestare in determinate circostanze.
Durante la guerra, è nuovamente arrestato per attività  antifascista. La Prefettura di Catanzaro lo propone per il campo di concentramento. Rilasciato il 17 agosto 1942, riprende l’attività  politica. All’arrivo degli Alleati a Catanzaro (10 settembre 1943), costituisce la federazione provinciale del Partito Comunista Italiano, di cui è segretario. Fonda il periodico   «La Voce del Popolo », organo del partito.
Nel gennaio 1944,  a capo della delegazione  catanzarese  composta da Vincenzo Turco (Dc), Nicola Lombardi (Pdl) e Raffaele Rauty (Pli), partecipa al congresso dei partiti antifascisti, che si tiene a Bari. In più occasioni manifesta critiche e dissensi con l’indirizzo del PCI, soprattutto sulla questione istituzionale.  L’orientamento di “unità  nazionale” perseguito dalla politica di Togliatti rese eccessivamente estremiste le tesi di Maruca, sempre impegnato a sostenere gli ideali del marxismo rivoluzionario.  Accusato di “frazionismo” e di “estremismo”, per le sue  tesi e la gestione «personalistica, accentratrice e disgregatrice », come lo bolla un’assemblea di partito svoltasi alla presenza di  Velio  Spano, dirigente nazionale del Pci,  a marzo del 1944, e il successivo  congresso di  Federazione del 21 giugno 1944, che mette fuori gioco Maruca e i “maruchiani”,  è  destituito dalla carica di segretario della Federazione,estromesso dal giornale «La Voce del Popolo » di cui è direttore responsabile, ed espulso dal partito. Con lui sono espulsi anche altri militanti, tra i quali  Carmine Pascuzzi e Sante Minò,  per «incomprensione ».
Vista impossibile un’intesa con il partito, entra quindi in contatto con la Frazione di Sinistra dei Comunisti e dei Socialisti Italiani.  Viene nominato segretario della Federazione di Catanzaro, Reggio Calabria e Messina.  Il 29 luglio 1945,  con Ludovico Tarsia, Ippolito Ceriello, Natino La Camera e Otello Terzani, sottoscrive la fusione della Frazione con il Partito Comunista Internazionalista (PCInt.)  di Onorato Damen, che si richiama alla sinistra comunista di Amadeo Bordiga.
Alle elezioni amministrative del 7 aprile 1946 viene eletto consigliere comunale a Catanzaro  e  il PC Internazionalista,  grazie al suo carisma,  con quasi 15.000 voti  sfiora il quorum per un seggio nell’Assemblea Costituente.
Con Fortunato La Camera di Cosenza, svolge un’intensa attività  e organizza sezioni di partito in numerose località  della Calabria. A Catanzaro  nell’estate del 1946  pubblica il settimanale «L’Internazionale Comunista »  e poi, nel 1954,   «Favilla », organo della Federazione catanzarese del Partito comunista internazionalista.  Come  riconoscerà  un segretario della federazione del PCI di Catanzaro in un rapporto a Roma,   «gode di grande popolarità  ed è considerato nella massa, come il rappresentante del “vero  comunismo” ».
Alla scissione del 1952 del  PCInt., segue la linea di Onorato Damen.
Muore a  Bologna  all’età  di 64 anni.  Dandogli l’addio. il periodico «Battaglia Comunista », organo del  Partito Comunista Internazionalista, nel numero undici del novembre 1962 ricorda   «le sue eccezionali doti di agitatore, di propagandista instancabile e di giornalista di partito incisivo e mordente. La morte di Maruca – aggiunge il giornale ­ –    apre un grande vuoto nelle file del partito non facilmente colmabile ».
Sposato, ebbe un figlio, Carlo, politicamente e culturalmente attivo nella memoria del padre. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2022 – 6  

Nota bibliografica

  • Ferdinando Cordova, Alle origini del PCI in Calabria (1918-1926), Bulzoni, Roma 1977;
  • Paolo Cinanni, Lotte per la terra e comunisti in Calabria 1943-1953, Feltrinelli, Milano 1977, p. l87;
  • Enzo Ciconte, All’assalto delle terre del latifondo, Franco Angeli, Milano 1981, pp. 22-24;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici, in Piero Bevilacqua e Augusto Placanica (a cura di), La Calabria, Einaudi, Torino 1985, pp. 560-561, poi in Politica e politici in Calabria. Dall’unità  d’Italia al 21 ° secolo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018;
  • Arturo Peregalli, Il PCI e le opposizioni di sinistra nel Mezzogiorno, 1943-1945, Graphos, Genova 1992:
  • Conflitti sociali e mutamenti politici in Calabria e in Sicilia (1943-1947), Giuffrè, Milano 1989, pp. 66, 67, 72;
  • Mario Alcaro e Amelia Paparazzo, Lotte contadine in Calabria (1943-1950), Lerici, Cosenza
  • Sandro Saggioro, Né con Truman né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952), Edizioni Colibrì, Milano 2010, p. 16;
  • Lorenzo Procopio, Il falegname rosso. Francesco Maruca. Profilo di un comunista eretico, Edizioni Istituto Onorato Damen, Catanzaro 2018;
  • Pantaleone Sergi, Luigi Silipo, in Vittorio Cappelli e Paolo Palma (a cura di) I costituenti calabresi 1948-1948, Rubbettino, Soveria Mannelli 2019.

Nota archivistica

  • Archivio Partito Comunista (APC), Istituto Gramsci (Roma), Cartella Calabria 1943-1945, fasc. Catanzaro 1944, MF 063/263-269, Verbale dell’Assemblea della sezione di Catanzaro;
  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, Maruca Francesco, b. 3112, estremi cronologici 1923-1942.