Mazzario, Alessandro

Alessandro Mazzario [Roseto Capo Spulico (Cosenza), 20 gennaio 1806 – Napoli,1 agosto 1877]

Nacque dal chirurgo e possidente Nicola (sindaco di Roseto Capo Spulico nel 1811, nipote dell’omonimo uditore e vicario generale del duca di Lauria) e dalla nobildonna Maria Giuseppa Felicia Vittoria Chidichimo, dell’omonima famiglia arbëreshë dei latifondisti di Alessandria del Carretto e Albidona. Ebbe cinque fratelli: Giuseppe (barone e Cavaliere Ufficiale della Corona d’Italia al quale la nobile consorte Isabella Andreassi darà il più noto Francescantonio), Filippo (capitano della Guardia Nazionale), Francesco Antonio (“dottor di legge”, deceduto a soli 25 anni), una Mariangela deceduta da infante e altra Mariangela (andata in sposa al nobile Domenico Toscani di Canna e Nocara). Un ulteriore nascituro sarebbe perito poi nel 1808, al parto, assieme alla madre. Anche la famiglia Mazzario ha avuto origini albanesi.
Alessandro viene avviato agli studi ginnasiali a Chiaromonte (Potenza), ma già sedicenne si trasferisce a Napoli, probabilmente al seguito del fratello maggiore Giuseppe, il quale lì aveva già intrapreso quelli universitari. «Aetatis anno vigesimo primo, ex Roseto Oppido, provinciae Calabriae Citerioris», il 16 marzo 1826 consegue la laurea «jurisprudentiae quaestionibus», con atto rilasciato il primo aprile dello stesso anno e, il 21 aprile 1826, quella «utriusque iuris quaestionibus», con atto del 25 aprile.
A differenza del fratello maggiore, resta a Napoli dopo gli studi, prendendosi anche cura della vendita all’ingrosso dei cospicui prodotti agricoli che suo padre spedisce da Roseto. Quella di Alessandro è una preparazione culturale non comune, simile per molti versi a quella del poco più giovane Francesco De Sanctis. Il suo spirito è cosmopolita ed egli è un amante dell’arte, del teatro, del bel mondo, un poliglotta dai modi evidentemente cortesi, che non fa fatica a introdursi nei salotti più illustri d’Europa e a conversare con la migliore società d’Oltralpe. Tali peculiarità appaiono ben evidenti dalla lettura del suo diario manoscritto nel 1836 durante un viaggio di sei mesi in Europa, intrapreso – inizialmente assieme al futuro senatore Giuseppe Aurelio Lauria – sulle tracce del proprio figlioletto e della propria compagna, sedotta da uno dei figli dello storico e politico Carlo Botta, Scipione: raramente, infatti, i viaggiatori del Grand Tour hanno lasciato traccia di tanti incontri con personaggi dai più diversi ruoli e del più differente rilievo storico personale. Il viaggio di Mazzario è infatti ancora di genere aristocratico ed è considerabile come una coda del Grand Tour vero e proprio, ossia quello pre-napoleonico, non ancora meramente borghese come lo saranno diversi e più tardivi esempi, quando lentamente si sarebbe imposto il più popolare mezzo di trasporto del treno come pure le primissime guide a stampa. 
Certamente le mete di Mazzario non sono poi inconsuete: Roma, Firenze e poi Francia, Gran Bretagna, Belgio, Germania e Svizzera erano state già visitate da numerosi scrittori italiani. D’altro canto, otto anni prima della partenza di Alessandro, suo padre ospita nel palazzo di famiglia il venticinquenne Craufurd Tait Ramage, noto in Italia soprattutto per il suo Viaggio nel Regno delle Due Sicilie, diario del suo soggiorno italiano del 1828, durante il quale attraversa il Mezzogiorno alla consueta ricerca dell’antico e rivolgendo il suo interesse alle consuetudini come alle descrizioni paesaggistiche: e forse da qui Alessandro avrà preso spunto per dirigersi in Europa.
Il suo soggiorno parigino sarà quotidianamente allietato dai pranzi a casa dell’anziana Marie Millet, fondatrice dei locali asili pubblici; e dalle passeggiate o feste in compagnia del coetaneo Guglielmo Faija, pittore presso le maggiori Case reali europee, e di quei giovani studenti di medicina che poi diventeranno celebri, quali Salvatore Furnari, Giuseppe Capuano e il sefardita Jacques de Castro; o, ancora dai numerosi inviti da parte della famiglia Granville al completo (tra cui la figlia Juliette – intima amica di Chopin – e il padre, il celeberrimo chirurgo Augustus Bozzi Granville, amico di Ugo Foscolo). È poi quindi soprattutto tra Parigi e Londra che Mazzario, dopo aver assistito alle sedute dei due parlamenti, annota nel diario le sue impressioni sui politici locali, sui vari attori e attrici teatrali, ballerini e ballerine ammirati nei teatri delle due capitali (Jules Perrot, Carlotta Grisi, Caroline Unger, m.lle Mars, m.lle Plessy, Pauline Déjazet, Julie Dorus-Gras, Fanny Elssler, Emilia de Meric Lablache, Giovanni Battista Rubini, Laura Assandri) nonché su altri più o meno celebri personaggi dell’epoca (ad esempio il generale Charles Antoine Manhès, il banchiere Eugène Fréville, l’archeologo Desiré-Raoul Rochette, la cartomante Marie-Anne Adélaïde Lenormand, i celebri ostetrici Paul Dubois e Madelaine Legrand, i quaccheri Barrett o il borgomastro Joseph Neuville), mentre ben più amaro appare il conclusivo confino nel lazzaretto di Forte dei Marmi, in occasione del colera che aveva appena incominciato a imperversare anche in Italia. È proprio qui che Mazzario deve infatti condividere la quarantena assieme allo scrittore Edward Leeves, inglese trapiantato a Venezia, e poi col cav. Mariano Carelli e la famiglia De Curtis.
Una nota a parte va posta in merito all’incontro di più o meno noti personaggi italiani: i marchesi bolognesi Giuseppe Rusconi e Giuseppe Borselli; il barone Gaetano Tschudy, Console Generale di Napoli e la marchesa Maria Remedi; a Parigi assiste ad una lezione universitaria del celebre conte Pellegrino Rossi e infine, a Londra, fa la conoscenza di Benedetto Pistrucci, insuperato incisore presso la Royal Mint; di Antonio Panizzi, direttore della Biblioteca del British Museum e padre della moderna biblioteconomia; e dei coniugi Cassella. Non pochi, inoltre, i riferimenti diretti o indiretti ad esponenti del milieu massonico europeo: di nuovo Granville, De Castro, Tschudy e Borselli ma anche Charle Auguste de Bériot, Francesco Lioy, Francesco Braida e Giovanni Belzoni.
Nel gennaio 1845 il padre di Alessandro muore e ovvie questioni in ordine alla divisione dell’eredità insorgono fra i fratelli e persisteranno per decenni. Resta tuttavia qualche traccia di riavvicinamento, come quando nel 1866 Alessandro difende suo fratello maggiore Giuseppe in Corte di Cassazione. «Valentissimo giureconsulto», restano infatti alcune autorevolissime testimonianze della sua attività forense, e si tratta più precisamente di alcune allegazioni difensive a stampa, ridotte oggi a esemplari unici. La prima e la seconda sono peraltro scritte a tre mani, assieme a Florindo e Beniamino Cannavina, altri illustri giuristi napoletani.
Alessandro sposò – ufficialmente in tarda età – la compagna di una vita: la francese Maria Elisa dei nobili Benchi, pugliesi trapiantati in Francia per questioni politiche, dalla quale aveva avuto due figli: Emilio Achille Enrico e Giulia Eleonora Clarice. Ne nasceranno cinque nipoti: Elisa, Ernesta, Emma, Ida e quell’Alessandro iuniore che darà lustro alla propria carriera forense in Napoli e in Roma e che, nel 1922, erediterà integralmente il cespite rosetano (castello, palazzo, latifondi e masserie). (Luca Irwin Fragale) © ICSAIC 2022 – 5 

Opere

  • Per D. Leonardo Rovitti ed altri proprietarî de’ Comuni di Cerchiara. S. Lorenzo Bellizzi, e Francavilla contro l’Orfanotrofio di Santa Maria delle Armi di Cerchiara, nonché i Comuni di Cerchiara e di Plataci, Duca di Cassano, Duca di Monteleone e Conte di Melissa, chiamati in garentia. Nella 1.a Camera della G. C. dei Conti. A rapporto dell’onorevolissimo sig. Consigliere Duca di Ventignano, Tipografia all’insegna del Diogene, Napoli 1857;
  • Per D. Leonardo Rovitti ed altri proprietarii de’ Comuni di Cerchiara. S. Lorenzo Bellizzi e Francavilla contro l’Orfanotrofio di S.a Maria delle Armi di Cerchiara. Presso la Consulta dei Realj Dominj al di qua del faro. A rapporto dell’onorevolissimo sig. Consultore cav. Gamboa, Tipografia all’insegna del Diogene, Napoli 1858;
  • Per D. Domenico De Callis contro D. Pietrantonio Rizzi. Della Corte Suprema di Giustizia. A rapporto dell’onorevolissimo sig. Vice-Presidente Costantini, Tipografia all’insegna del Diogene, Napoli 1859.

Nota bibliografica

  • Domenico Ludovico de Vincentiis, Storia di Taranto, tip. Latronico, Taranto 1878 (rist. A. Forni, Sala Bolognese 1978);
  • Craufurd Tait Ramage, Viaggio nel Regno delle Due Sicilie, De Luca, Roma 1966;
  • Fedele Raguso e Marisa D’Agostino, In Gravina per le vie, Lito pubblicita & stampa, Bari 1984;
  • Salvatore Lizzano, Roseto nella storia, Kompos, Matera 1989;
  • Angelo Massafra (a cura di), Patrioti e insorgenti in provincia: il 1799 in Terra di Bari e Basilicata, Edipuglia, Bari 2002
  • Domenico Nardone, Notizie storiche sulla città di Gravina. Dalle sue origini all’unità italiana: 455-1870L. Macrì, Bari 1941 (poi Adda, Bari 2002);
  • Giosuè Sangiovanni, Diari (1800-1808), a cura di Vittorio Martucci, ISPF Lab Consiglio Nazionale delle Ricerche, Napoli 2014;
  • Luca Irwin Fragale, Il Granaio di Rocca Imperiale in un ignoto incartamento privato del secolo XIX, in «Rivista storica calabrese», n.s., XXXVII, nn. 1-2, 2016;
  • Luca Irwin Fragale, Lauria, Giuseppe Aurelio, scheda biografica per il Senato della Repubblica Italiana
  • Luca Irwin Fragale, Genealogia sociale e patrimonio tra Ionio e Mezzogiorno. I Mazzàrio a Roseto Capo Spùlico: ceti e reti dal XIV al XX secolo, in corso di pubblicazione.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Cosenza, Atti notarili, Notaio Francesco Sarubbi di Francescantonio, Roseto Capo Spulico, atto del 5 novembre 1846, n. 90 del Repertorio, divisione di eredità tra Filippo e Giuseppe Mazzario;
  • Archivio di Stato di Napoli, Stato civile della Restaurazione, Quartiere S. Ferdinando, Nascite, 4 agosto 1818, 1° marzo 1836 e 4 giugno 1838; Morti, atti del 10 febbraio 1836, 5 ottobre 1838 e del 28 agosto 1854; Quartiere S. Giuseppe, Matrimoni, atto del 22 settembre 1864.
  • Viaggio intrapreso in Europa nel 1836, diario manoscritto da Alessandro Mazzario, archivio privato.
  • Pergamene di laurea di Alessandro Mazzario jr., archivio privato. 
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